Iniziative - le attività produttive -

I dati del periodo intercensuario 1991-1996 evidenziano un processo di indebolimento del settore secondario, essendosi registrata una diminuzione dell'8% di addetti e del 9,8% nel numero complessivo di unità locali.

D'altra parte le stesse politiche nazionali relative alla costituzione dei Nuclei Industriali e delle Aree di Sviluppo Industriale non hanno mai direttamente interessato il territorio in esame. I Comuni di Bagaladi, Condofuri, Melito P.S., S.Lorenzo e Palizzi sono compresi nell'ASI di Reggio Calabria, ma nei loro territori non sono mai stati previsti insediamenti industriali. Anche il mancato decollo dell'agglomerato industriale di Saline, nel vicino Comune di Montebello Jonico, ha inciso negativamente sugli sbocchi occupazionali dell'ambito comunitario.

Nel complesso non è possibile segnalare significative presenze di strutture aziendali: le attività sono svolte essenzialmente da artigiani autonomi e da piccole imprese.

Al censimento intermedio ISTAT del 1996, il settore presenta un'occupazione che in termini di addetti non supera il livello del 2,1% rispetto alla popolazione totale residente.

Con bassi livelli di occupazione in rapporto al numero di unità locali (mediamente 2,6 add./U.L.), il settore secondario della C.M. si rivela anche poco articolato sia all'interno dei vari comparti componenti l'intero settore che fra i diversi rami di specializzazione.

Sempre al 1996, infatti, il settore energetico risulta presente con una sola unità locale in Melito P.S.; le industrie estrattive, la cui attività è strettamente legata all'edilizia , rappresentano meno dello 0,1% sia in termini di U.L. che di addetti.

Su un totale di 222 unità locali censite, quasi il 99% risulta concentrato quindi nel comparto delle costruzioni (95 U.L.) e nel ramo manifatturiero (124 U.L.), assorbendo il 92% del totale degli addetti classificati nell'industria.

La netta prevalenza di questi comparti è a carattere storico e risulta confermata anche da più recenti rilevazioni (dati CERVED 1998).

Va evidenziato che il settore delle costruzioni, pur operando in regime quasi “protetto” dalla concorrenzialità extracomprensoriale, è caratterizzato da un andamento piuttosto incostante, risentendo fortemente dei periodi di involuzione-evoluzione ciclica connessi ai lavori pubblici ed agli investimenti privati nell'edilizia abitativa.

Al 1998 risultano registrate 177 imprese artigiane, rappresentanti ben il 43,6% del totale delle unità locali nell'industria.

Alla fragilità strutturale dell'intero settore corrispondono comunque oggettive potenzialità di sviluppo, che opportunamente organizzate potrebbero attenuare la dipendenza e la progressiva marginalizzazione dell'economia comprensoriale.

Si tratta di avviare in primo luogo un processo di ricomposizione del tessuto produttivo, attraverso la difesa ed il consolidamento dei comparti tradizionali. In particolare, per il ramo manifatturiero occorrerà valorizzare le risorse locali che trovano nell'artigianato del legno e soprattutto in quello tessile (a Bova e Roghudi) le realtà più significative. La tessitura della ginestra e la lavorazione della lana con i motivi bizantineggianti dei rombi (fricazzaneddhu), delle croci inscritte (biankisano), a quattro petali (rosato), a croci contornate da rettangoli o quadrati (mattunarico), l'intaglio del legno per la realizzazione di coppe, cucchiai, fusi, bastoni (per la lavorazione della polenta o del latte), stampi per dolci (plumie) e per i formaggi (misulupare), l'arte del ferro battuto e del rame (a Melito P.S., Bagaladi, Staiti) oltre che la fabbricazione degli strumenti musicali tradizionali quali le ciaramelle ed il tamburello, non sono soltanto residui testimoniali di un'antica tradizione (grecanica) da tutelare, ma possono senza dubbio costituire una fonte non trascurabile di reddito e di crescita occupazionale.

La razionalizzazione delle attività esistenti, nelle forme dell'associazionismo e della cooperazione, supportata da servizi di assistenza tecnica, non andrà poi interpretata entro un'ottica puramente merceologica, bensì nella più volte richiamata logica d'integrazione ed interdipendenza con altri comparti economici.

Ciò comporterebbe anche una sensibile spinta verso la “modernizzazione” di un terziario fortemente saturo negli ambiti tradizionali, ma con grosse possibilità di diversificarsi fornendo servizi alla produzione.

Per un'efficace politica di sviluppo delle attività secondarie, la C.M. potrebbe assumere un triplice ruolo.

In primo luogo quello di “osservatore-suggeritore”, individuando i problemi prioritari sulla base di una conoscenza costantemente aggiornata del settore, proponendo specifici progetti d'intervento in sintonia con le strategie regionali e nazionali nel settore, orientando le imprese verso le più opportune forme di agevolazione finanziaria e strumenti di sostegno disponibili.

Una funzione più specificatamente “promozionale”, poi, attraverso azioni di valorizzazione delle produzioni, favorendo la formazione e l'aggiornamento professionale, incentivando la cooperazione, sollecitando l'intervento imprenditoriale anche esterno all'ambito comunitario.

Un ruolo di “fornitore di interventi infrastrutturali”, infine, agevolando la realizzazione nel proprio territorio di apposite aree per gli insediamenti produttivi o facendosi carico della realizzazione di specifiche strutture, quali centri di esposizione e commercializzazione od attrezzature mobili di documentazione delle produzioni locali.